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Noi figli dell’autunno,
tra gli alberi che si spogliano, aspettiamo l’inverno.
Colorate foglie calpestate o trasportate dal vento.
Senza sarò né fummo.
Ciò che prima era nei cieli, con folgori tra gli artigli,
ora giace nel fango, senza cuore in petto.
Ricca d’oro, ma senza spada, l’oro è solo ferro.
Da lupa a cagna, abbandonata dai suoi figli.
Mira le stelle soffocate dalla notte.
Per loro non c’è altra scelta: si arde o si muore.
Se scoraggiate scegliessero la morte,
vincerebbe la notte, perché non avremmo più il sole.